Leggendo la norma 504/1992, art. 10, c.6 ho inteso quanto segue.
prima dell'apertura del fallimento il comune deve emettere avviso di accertamento ed insinuarsi
Dopo l'apertura del fallimento vi è una sorta di sospensione di imposta.
L'ICI/IMU invece ante fallimento doveva essere stata insinuata nel passivo fallimentare ed è soggetta alla normativa generale della c.d. "par condicio creditorum", ricordando che il nostro privilegio è di 20° grado.. per cui.. bisogna accontentarsi delle somme derivanti dalle varie ripartizioni (se arriva qualcosa). Per la restante parte.. non c'è niente da fare. L'Imu maturata durante il periodo fallimentare è da versare entro i 90 giorni dalla vendita dell'immobile ed è un debito prededucibile della procedura di vendita

Bisogna fare una opportuna distinzione tra l'imposta maturata durante il periodo fallimentare e l'imposta maturata ante periodo fallimentare.
L'Imu maturata durante il periodo fallimentare è da versare entro i 90 giorni dalla vendita dell'immobile ed è un debito prededucibile della procedura.
L'imposta maturata viene prelevata dal prezzo di vendita, quindi è responsabilità del curatore accantonare tale somma e versarla al comune entro i 90 giorni dalla vendita dell'immobile. Ed è da tale data che partono i termini di prescrizione.
In mancanza ritengo che vada emesso un avviso di accertamento nei confronti della procedura e notificata al curatore (tesi avvalorata da alcuni corsi che ho seguito e anche da un caso pratico che mi è capitato). L'articolo 8 comma 6 del d.lgs. 504/92 è molto chiaro e il curatore non può saltarlo a piè pari -
E' chiaro che tutto si complica nel caso in cui il fallimento nel frattempo è stato chiuso.
L'ICI/IMU invece ante fallimento doveva essere stata insinuata nel passivo fallimentare ed è soggetta alla normativa generale della c.d. "par condicio creditorum", ricordando che il nostro privilegio è di 20° grado.. per cui.. bisogna accontentarsi delle somme derivanti dalle varie ripartizioni (se arriva qualcosa). Per la restante parte.. non c'è niente da fare
il concordato è un'altra cosa ancora... e anche qui bisogna fare un distinguo. Lo spartiacque in questo caso è dato dalla domanda di concordato.

L'imposta maturata ed accertata prima della presentazione della domanda di concordato è un debito concorsuale, quindi gli avvisi di accertamento vengono soddisfatti all'interno della procedura, secondo le norme tipiche del concordato. In particolare nel concordato preventivo tutti i crediti privilegiati (nel ns. caso l'imposta) vengono soddisfatti per intero, mentre i crediti chirografari (sanzioni ed interessi) vengono soddisfatti nella percentuale prevista dal concordato. Noi comuni dobbiamo fare attenzione a NON votare la proposta di concordato: se votiamo, infatti, perdiamo il privilegio.
L'imposta maturata dopo la domanda di concordato è un debito prededucibile della procedura, quindi va versata alle scadenze ordinarie (non c'è alcun "congelamento" dell'imposta da versare dopo i novanta giorni dalla vendita dell'immobile, come avviene nel fallimento). Trattandosi quindi di regime ordinario, in caso di omesso versamento è possibile emettere avvisi di accertamento secondo le solite modalità - anch'essi saranno trattati come debiti prededucibili della procedura,
Per i debiti inseriti nella procedura, rientrano nella procedura del concordato, per cui non è necessario andare a ruolo coattivo o ingiunzione.. anche perchè azioni individuali non possono essere esperite in quanto si andrebbe a violare la "par condicio creditorum". Per i debiti post domanda di concordato, invece, direi che è opportuno iscriverli a ruolo, in quanto prededucibili e fuori dall'accordo.

Come verificare le vendite? con i canali soliti... catasto, conservatoria, ecc.. ecc..
I curatori fallimentari periodicamente devono inviarti le relazioni periodiche sulle attività effettuate. Non tutti lo fanno. Lì ci sono scritte le vendite immobiliari.

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