Le agevolazioni IMU spettano anche ai pensionati agricoli

IL PRINCIPIO. Nessuna norma impedisce a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di percepire altri redditi

Il pensionato agricolo può usufruire delle agevolazioni Imu, lo precisa la risoluzione n. 1/DF/2018 emanata ieri dal Mef. Le agevolazioni per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, spettano anche se questi sono titolari di pensione.

Un chiarimento importante, anche alla luce di alcune pronunce della Cassazione secondo cui lo status di pensionato sarebbe incompatibile con le agevolazioni. Tale principio, da ultimo, è stato asserito dalla sentenza 13745/2017 che ha negato le agevolazioni a un pensionato, iscritto nella previdenza agricola, affermando che la finalità della agevolazione è quella di alleggerire il carico tributario dei soggetti che ritraggono dal lavoro della terra la loro esclusiva fonte di reddito. Affermazione che confligge con l’articolo 1 del Dlgs 99/2004.

La risoluzione ricorda che per fruire del trattamento agevolato in ambito agricolo ai fini Imu bisogna possedere i requisiti previsti dal comma 2 dell’articolo 13 del Dl 201/2011 e dal Dlgs 99/2004 ed elencati anche nella circolare 3DF/2012: possesso del fondo; coltivazione del fondo; qualifica soggettiva di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale; iscrizione nella previdenza agricola.

Il Mef individua nelle predette disposizioni due aspetti che lasciano intendere la compatibilità dello status di pensionato con la fruizione delle agevolazioni Imu. In primo luogo, nessuna norma prevede che tali soggetti debbano trarre dal lavoro della terra la loro fonte esclusiva di reddito ammettendo così che possano percepire anche altri redditi. In secondo luogo, la legge prevede l’iscrizione nella previdenza agricola per tutti i soggetti che svolgono l’attività agricola con abitualità e prevalenza e che tale obbligo non viene meno a causa della percezione di un trattamento pensionistico. Anzi, la normativa previdenziale stabilisce che i lavoratori che versano i contributi successivamente alla data di decorrenza della pensione possono percepire un supplemento della stessa.

Inoltre, per gli Iap, la compatibilità dello svolgimento dell’attività agricola con lo status di pensionato emerge anche dalla circostanza che dal computo del 50% del reddito globale da lavoro per la verifica del requisito richiesto per il riconoscimento della qualifica agricola sono escluse le pensioni di ogni genere; tale precisazione lascia intendere che, quindi, la qualifica di Iap possa essere riconosciuta anche a un pensionato.

Infine, il Dipartimento Finanze ricorda che le conclusioni cui si giunge in materia di Ici non possono essere estese all’Imu dato che si tratta di due tributi diversi e che, pertanto, le pronunce della Consulta (336/2003 e 87/2005) e della Cassazione (12565/2010 e 13745/2017) che hanno negato le agevolazioni Ici ai pensionati non hanno influenza sull’Imu.

Di Gian Paolo Tosoni


 Ora, invece, l'art. 13, comma 2 del dl n. 201 del 2011, individua i soggetti passivi del tributo «nei coltivatori diretti e negli imprenditori agricoli professionali di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99 iscritti nella previdenza agricola».

Dall'esame della legislazione vigente che impatta sulla materia si è, quindi, argomentato che:

- non viene richiesto dalla legge che coltivatore diretto e Iap traggano dal lavoro della terra la loro esclusiva fonte di reddito. Il coltivatore diretto, infatti, in base all'art. 1647 del codice civile è il soggetto che coltiva il fondo «col lavoro prevalentemente proprio o di persone della sua famiglia»; vi sono, poi, leggi speciali che prevedono, ad esempio, che la sua forza lavorativa non sia inferiore ad un terzo di quella complessiva richiesta dalla normale conduzione del fondo. L'art. 1, comma 1, del dlgs n. 99 del 2004, individua, invece, lo Iap in colui che dedica alle attività agricole di cui all'art. 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricava dalle attività medesime almeno il 50% del reddito globale da lavoro;

- l'obbligo di iscrizione nella gestione previdenziale per coloro che sono qualificati come coltivatori diretti o Iap, elemento richiesto dall'art. 13, comma 2, del dl n. 201 del 2011 per il riconoscimento della qualifica, non viene meno a causa della percezione di un trattamento pensionistico. La legge prevede tale obbligo purché detti soggetti svolgano tale attività con abitualità e prevalenza, valutazione che va ovviamente effettuata rispetto a un'altra attività lavorativa;

- per lo Iap, del resto, la compatibilità dello svolgimento dell'attività agricola con lo status di pensionato emerge anche dalla circostanza che dal computo del 50% del reddito globale da lavoro per la verifica del requisito richiesto per il riconoscimento della qualifica di Iap sono escluse le pensioni di ogni genere, circostanza che induce a ritenere che la qualifica di Iap può essere riconosciuta anche a un soggetto che sia già titolare di pensione.

Soddisfazione per il chiarimento delle Finanze è stata espressa da Coldiretti che vede accolta la richiesta di garantire l'esenzione dalla tassa anche per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali (Iap) pensionati iscritti alla previdenza agricola che continuano a condurre le loro aziende. «Si tratta di un provvedimento che rappresenta un riconoscimento importante del senso del valore sociale dell'agricoltore e del contadino», ha osservato l'associazione in una nota.

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