Il trust è uno strumento giuridico: il suo scopo è quello di tutelare determinati beni che appartengono ad un soggetto.

Una persona costituisce un trust per diverse ragioni; magari è un professionista che svolge un’attività rischiosa (come i broker, gli imprenditori) ed intende salvaguardare il patrimonio dall’aggressione di terze persone (creditori, clienti che hanno perso tutto con gli investimenti finanziari), oppure desidera semplicemente proteggere il proprio capitale affidando la gestione, previa intestazione, ad un fiduciario. Un medico è soggetto a numerose responsabilità che potrebbero comportare eventuali richieste di risarcimento danno e, per non pregiudicare i beni personali, può decidere di costituire un trust. Un imprenditore conosce le difficoltà che esistono sul mercato, ma per fare impresa (evitando di rimetterci con il pignoramento del proprio patrimonio) cerca di tutelarsi ricorrendo al trust.
Con il trust il patrimonio viene trasferito ad un’altra persona che ha l’obbligo di gestirlo diligentemente a favore di un terzo individuo, il c.d. beneficiario. Chi dispone dei beni e ne trasferisce l’intestazione si chiama settlor, il nuovo titolare diventa trustee ed il beneficiario beneficiary. Oggetto del trust possono essere beni (mobili ed immobili) oppure diritti, ma chi ne acquista la proprietà non può utilizzarli a proprio piacimento. Deve amministrarli per uno scopo oppure in maniera tale che il beneficiario potrà goderne secondo quanto pattuito.

Il pagamento dell'Imu spetta al trustee e non al proprietario degli immobili. Ciò perché è un tributo di natura patrimoniale. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 16550 del 20 giugno 2019, ha respinto il ricorso del titolare di un trust traslativo. La sezione tributaria ha quindi confermato il verdetto con il quale la Ctr di Venezia ha imputato l'Imu al trustee e non al proprietario dell'immobile. Infatti, hanno scritto gli Ermellini con una dettagliata motivazione, può dirsi che l'Ici (oggi Imu), è un tributo di natura patrimoniale, che considera come base imponibile il valore del bene immobile, a prescindere, in linea generale, da qualsivoglia condizione personale del titolare del diritto e dall'uso che si faccia del bene.

Di conseguenza individuarne il soggetto passivo nel trustee, al quale sia stato trasferito il bene dal disponente, e che pertanto riveste la qualità di proprietario, ai sensi dell'art. 3 del dlgs 504/1992, non viola di per sé il principio della segregazione patrimoniale, non componendo aggressione dei beni in trust da parte dei creditori personali dei trustee e gravando l'imposta sullo specifico bene di cui il trustee ha il possesso ed alla cui amministrazione e gestione egli è tenuto, il che comporta anche dovere di assolvere agli oneri gravanti sulla proprietà. Il regime delle spese di gestione, delle anticipazioni, dei rendiconti e degli (eventuali) rimborsi è poi regolato in conformità al titolo e alla legge applicabile, dati che in ricorso non sono stati esplicitati.

 

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