La notifica via Pec della cartella in formato pdf è valida. Nonostante solo il formato p7m consenta l'integrità e l'immodificabilità del documento informatico, secondo la Cassazione, l'atto è correttamente notificato.

Lo afferma l'ordinanza n. 6417/2019 della Cassazione nell'accogliere il ricorso dell'Agenzia delle entrate-Riscossione avverso la sentenza 5143/9/2017 della Ctr Campania. Il caso, anche se prendeva le mosse dall'impugnazione di un atto di pignoramento notificato alla società contribuente, riguardava in particolare l'eccezione - accolta dai giudici del territorio - sulla «mancata prova della notifica della propedeutica cartella di pagamento». In effetti essi avevano ritenuto - così come numerosissimi altri giudici del merito - che la notifica Pec della cartella non fosse avvenuta validamente, perché essa non era da ritenersi un «documento informatico» sottoscritto digitalmente come si realizza con l'estensione del file in «p7m», c.d. busta CAdES (essendo però validi anche altri file, denominati PAdES e XAdES).

Invece la Cassazione non la pensa così, senza però prendere in esame (e stupisce) le questioni portate dal rinvio che fa l'art. 26, secondo comma, dpr 602/1973 alle modalità - che devono essere rispettate - del dpr 68/2005, il quale proprio non conosce altro documento informatico che quello prima descritto, ben distinguendolo dalla «copia informatica di documenti analogici», alla quale non viene riconosciuta la valenza di «documento informatico».

 

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