IVA a rischio anche su TIA2 e TARIP

Categoria: Rassegna stampa Pubblicato: Lunedì, 24 Luglio 2017 Scritto da Super User
Secondo le Sezioni unite manca il nesso tra prestazione e servizio e il compenso non è il controvalore dell’attività svolta. La Cassazione rimette in discussione la natura della tariffa e della Tari puntuale

IL PRECEDENTE. Alla base delle obiezioni ci sono gli stessi argomenti utilizzati dalla Consulta per sancire la natura tributaria della prima Tia

Di Pasquale Mirto

Anche la Tari corrispettiva, così come la Tia 1 e la Tia 2, è un tributo e non è soggetta a Iva. Forse.

Sembrano queste le conclusioni che si possono trarre dall'ordinanza n. 17113/2017 della Cassazione a Sezioni unite, che tuttavia affronta la questione in modo non lineare.

Il tema posto all’attenzione delle Sezioni unite, in sede di regolamento di giurisdizione, riguardava la natura dell’addizionale provinciale prevista dall’articolo 19 del decreto legislativo 504/1992, applicata sulla tariffa integrata ambientale (Tia 2). Ad avviso del contribuente, dal momento che l’articolo 238 del Dlgs 152/2006 qualifica espressamente la Tia 2 come un corrispettivo, allora anche l’addizionale provinciale non può che avere natura corrispettiva; per questa ragione la controversia era finita sui tavoli del giudice di pace.

Secondo il soggetto gestore dei rifiuti invece la Tia 2 è un tributo e quindi anche l’addizionale provinciale deve essere considerata tale.

Benché la questione da risolvere fosse limitata alla sola natura del tributo provinciale, la Corte ha ritenuto di effettuare, evidentemente in modo incidentale, un excursus normativo sui vari prelievi che si sono succeduti nel tempo, affrontando, per la prima volta, anche la natura della Tia 2 e della Tari.

Occorre preliminarmente ricordare che la Corte Costituzionale, con la sentenza 238/2009, ha giudicato la natura tributaria della Tia 1, ma non della Tia 2. Successivamente l’articolo 14, comma 33 del Dl 78/2010, con disposizione di carattere interpretativo, ha precisato che le disposizioni dell’articolo 238 «si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria» e che le controversie relative alla tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso Dl 78/2010, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria.

Nella nuova sentenza, tuttavia, le Sezioni unite della Cassazione affermano che se anche le intenzioni del legislatore del Dl 78/2010 erano quelle di istituire una tariffa «ontologicamente diversa rispetto alla prima Tia», il risultato finale è ben diverso. Ma i giudici di legittimità vanno oltre perché si occupano anche della Tari puntuale, anch’essa qualificata dal comma 668 della legge 147/2013 come tariffa avente natura corrispettiva. Nella sentenza, si precisa che «sia la Tia 1 che la Tia 2 che la Tari (anch’essa ha natura pubblica anche se riscossa dal gestore, per la natura autoritativa e pubblica del prelievo) sono tutte caratterizzate dai medesimi presupposti: a) mancanza di nesso diretto tra prestazione e corrispettivo; b) il compenso ricevuto dal prestatore dei servizi non è il controvalore effettivo del servizio prestato al destinatario».

Considerato che la Tia 1 è ormai pacificamente un tributo, l’aver messo sullo stesso piano anche la Tia 2 e la Tari dovrebbe portare a ritenere che anche questi ultimi due prelievi hanno natura tributaria. E questa considerazione sembra rafforzata dalla circostanza che le Sezioni unite valorizzano gli stessi elementi considerati dalla Corte Costituzionale per qualificare la prima Tia come un tributo, ovvero l’obbligatorietà del prelievo e l’assenza di un rapporto sinallagmatico.

Tuttavia la sentenza si chiude in modo contradditorio, forse per errore, perché nel decidere sulla natura del tributo provinciale si precisa che non «è idonea a snaturare la natura di tributo il mero collegamento quantitativo e percentuale con la Tia 2 che, ancorché abbia natura privatistica, non comporta la modifica della natura della relativa addizionale». D’altro canto, sempre per errore, viene dichiarata la giurisdizione del giudice tributario per l’addizionale «regionale» alla Tia 2, anziché per l’addizionale provinciale.

Di Pasquale Mirto

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